
Kafka in the mirror
Era parte della sua vita e rischiava di esserlo per sempre. Una città del nonsense, un mondo di una follia così poco nobile da essere inadatto persino agli amanti dei limerick (troppo logici, troppo creativi, troppo sfacciatamente diligenti). Era la città dei nazisti del non-pensiero, dove non potevi sapere se quel che avresti detto sarebbe stato giudicato giusto o sbagliato perché non esistevano opinioni, né sapere, né sistemi di riferimento, e persino l’improvvisazione pareva costare troppa fatica. Sulle strade di quei quartieri di fango, nati dal nulla per creare altro nulla, affondava le scarpe ogni giorno. Le affondava ogni giorno, ogni giorno allo stesso modo, ripercorrendo il sentiero tracciato dalle sue stesse inutili orme. Ogni tanto si abbassava e, dalla melma, raccoglieva una piccola banconota umida.
Parole immagini di egotique | 10 Gennaio 2008 | Nessun Commento » | Permalink |