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Pieces of you on my tires

Dicono che prima dell’incidente cantavi spesso. Ma questo era prima. Prima, quando ti piacevano gli abiti scollati e le tue braccia sottili. Quando odiavi andare dal dentista, le banane, restare indietro alle gare di corsa campestre e il solletico sotto la gola. Vorrei tanto poter dire “io non ti riconosco più!”, ma il fatto è che, amore, io prima non ti conoscevo. Non riesco proprio a immaginarti cantare. E nemmeno soffrire il solletico sotto la gola: potrei strangolarti e tu non te ne accorgeresti. Non ci sono abiti scollati nel tuo armadio, porti solo colli alti e maniche lunghe, e parli il minimo indispensabile. Dicono che anche prima parlavi poco. Poco, eppure di più. Questo è quello che dicono. Se almeno potessi dirti “sei silenziosa, c’è qualcosa che non va?”. Ma tutto sommato sarebbe una domanda banale e molesta, perciò, forse, è meglio così. In fondo non mi hai mai parlato molto. Vorrei poterti dire “Non sei come credevo”. O anche solo “Forse ho sbagliato persona”. Ma chi mi assicura che quello che dicono di te sia vero? Se fosse vero, amore, mi piaceresti. Adorerei sapere che odi le banane, vederti scappare dalla poltrona del dentista e guardarti correre da schifo. E invece non mi piaci. Non avrei dovuto fidarmi di quello che dice la gente. Avrei dovuto rimettere in moto e tirare dritto. Sangue sull’asfalto, brandelli di te sui copertoni.

Parole immagini di egotique | 23 Maggio 2008 | | Permalink |

Questo articolo è stato pubblicato Venerdì, 23 Maggio 2008 alle 16:25 e classificato in blood on the tracks. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il feed RSS 2.0. Puoi inviare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.

1 Commento a “Pieces of you on my tires”

  1. Oudeis scrive:

    E immediatamente il disagio ferino di non vedere nulla di nitido nello specchietto; è tutto qui, maledizione, tutto è solo nulla o nemmeno quello: un po’ di rumore, il passo brevissimo che separa la struttura dalla matrice, qualche ricordo di presocratici e la nausea nelle cose (ma è solo una chiosa o peggio, un’epigrafe da Nouvelle Vague). Mai fidarsi di se stessi fidandosi degli altri: una decisione, ogni tanto, bisogna pur prenderla.

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