
Astronaut’s food (sort of pop song for V.)
Sono solo cibo da astronauta, per te? Mi porterai sulla luna?*
La mia dimensione è il cambiamento, e non parlarmi di stabilità. La stabilità l’ho messa da parte secoli fa, insieme all’uomo migliore del mondo. Forse è per questo che mi hai messo gli occhi addosso. Perché sono spigolosa, scivolosa, priva di appigli. Perché ho cambiato sette indirizzi e ventitré lavori. Per questo mi avresti voluta, per farti una dose. Una pastiglia antinoia da sciogliere sotto la lingua, una compressa di esotismo monodose, una pillola indorata per un giorno di pioggia o di festa. Cibo da astronauta.
La mia dimensione è il cambiamento, ho detto. Sono un fortino, un’isola, un castello inespugnabile. Forse è per questo che hai solo accennato, fatto allusioni. Perché sfiorandomi ti sei scontrato col divieto di abbracciarmi. NON TOCCARMI, diceva, NON PROVARE A PRENDERMI PER IL CULO. Non sono indispensabile per nessuno e non lo sarò nemmeno per te. Il mio unico compito è renderti felice, non sono qui per chiedere qualcosa in cambio. Una pasticca antinfiammatoria per un momento di dolore, un confetto tappabuchi per un vuoto allo stomaco. Cibo da astronauta.
La mia dimensione è il cambiamento. Solo ogni tanto vorrei durasse più di cinque minuti. Vorrei essere una priorità per qualcuno. Una cazzo di priorità per un cazzo di qualcuno.
* unfinished song from Jonathan Lethem’s You don’t love me yet
Parole immagini di egotique | 21 Gennaio 2008 | | Permalink |
23 Gennaio 2008 alle 10:25
Tu sei entrata a mia insaputa in camera mia o nel mio bagno e hai visto i libri che sto leggendo. E poi ne hai fatto un post bellissimo. Io ti adoro. Sallo. Mò lo sai.
29 Gennaio 2008 alle 23:06
Ho come l’idea che siamo tutti troppo presi a esser la priorità di noi stessi, per fare sì che altri possano essere la priorità per noi. Però volevo dire che la foto è splendida, adoro quel posto.
22 Febbraio 2008 alle 21:36
…almeno non ti prendono a forchettate.