
Nothing’s gonna change my world
Una mattina si svegliò con una strana ombra sul viso e pensò che entro la fine di quella giornata sarebbe morto. Aveva sempre voluto cambiare le cose, in qualche modo. L’avrebbe fatto, prima o poi. Le avrebbe cambiate, col tempo, le avrebbe cambiate non appena avesse messo ordine tra i pensieri. Ma dava forma a un’idea e già un’altra, più forte, la sovrastava, mettendola in ridicolo, e non c’era modo di domarle, non era possibile contrastare quell’ingiusta, arrogante prevaricazione. Si sciacquò con l’acqua fredda, si sfregò il viso con una salvietta, si bagnò di nuovo con l’acqua calda. Ma l’ombra rimase lì. Allora coprì lo specchio con un telo, si vestì e non fece nulla di diverso. Scese le scale, aprì la porta, camminò, salì sul treno, ne scese, camminò ancora e s’infilò nel cubicolo. Fai che tutto resti com’è, si disse. Fai che tutto resti com’è.
Parole immagini di egotique | 22 Novembre 2007 | | Permalink |
24 Novembre 2007 alle 14:33
Sembrava di guardarmi allo specchio…
21 Dicembre 2007 alle 20:41
Non ti conoscevo, ero troppo intontita dai primi entusiasmi bloggaroli per accorgermi dei veri talenti. Troppo rapita dai lustrini e dalle cazzate. Sono indecisa se invidiarti o adorarti ;-). A presto.
23 Dicembre 2007 alle 10:36
se mi adorassi la cosa sarebbe più innocua, credo.
25 Dicembre 2007 alle 12:24
Era Stato bello fare l’amore con lei. era stato… caldo.
Mi piaceva rimanere nel suo letto fino a tardi, senza l’inconsapevole attesa del suono familiare e acuto della sveglia che ogni mattino insisteva imperterrita ad interrompere il mio sonno.
L’avevo conosciuta per caso, come succede sempre. Ero in Comune e, dopo l’orario di chiusura al pubblico, un collega stava festeggiando i suoi primi (e probabilmente ultimi) quarant’anni. E lei era lì, curiosa e sorridente, luminosa come un vero raggio di sole in una prigione di neon e lampadine a risparmio energetico.
Non l’avevo mai notata prima: abbiamo parlato, ci siamo scambiati mail e recapiti elettronici, e ci siamo salutati. Poi, un vuoto di quattro anni.
Oggi è Natale. Come ogni anno da quando avevo esaurito l’entusiasmo di bambino che non mi faceva dormire nell’attesa dei regali impacchettati dai miei genitori con la stessa carta ogni anno, navigavo un pò nauseato se internet, mentre cercavo di allontanare una vaga sensazione di pena per quelli che avevano già speso metà del loro stipendio per compiacere le multinazionali, la loro fidanzata o qualche alto prelato che ancora non aveva accettato la grossolana approssimazione sulla data di nascita del Cristo.
ICQ era acceso e se ne stava in un angolo, silenziosamente indifferente e colorato.
Poi, improvvisamente, dopo un grigiore durato quattro anni, LEI si era illuminata:
“Ciao, cosa fai il giorno di natale al PC?”
Nemmeno lei si stava abbuffando con cappone e panettone come chiunque altro al mondo, e questo era già un buon inizio.
Un ottimo inizio.
7 Gennaio 2008 alle 16:21
Così il prossimo anno puoi partecipare anche tu alla fiera dell’ingrasso della multinazionale di turno. Che culo.
30 Gennaio 2008 alle 16:03
Hahahahahahhaha!