
Estate (e forse po’ di pace arriverà)
Seguendo le ultime tracce d’estate, l’esilio volgeva al termine. Tuttavia, distaccarsene gli pareva ormai terribile. Era così dolce, invece, camminare lungo queste acque ferme, nel silenzio surreale di una pace immobile. Il lago non tradiva la sua immagine con pieghe o increspature. Quale altra miglior pace l’aspettava, nell’inverno a venire? Forse quella eterna, si diceva inducendosi a scherzare. Quella in cui gli sarebbe toccato specchiarsi in nuove, dure, superfici; non nell’iride calma e fedele del lago, ma nelle pupille deformanti della gente, nella loro benevolenza, nella pietà e nell’indifferenza. Quella in cui avrebbe potuto finalmente dimenticare e tornare quello di prima, prima di quell’estate metafisica, oltre l’esilio e ancora più in là: oltre il ponte del sonno e solo un attimo prima delle parole che gli avevano cambiato la vita. Era così dolce, invece, l’esilio dei diversi, una pace immobile dove la paura, condivisa, dava a volte l’impressione di annullarsi, dove uno sguardo scambiato al passaggio - e poi subito abbassato - bastava a riconoscersi. Dove la fine era, se non l’inizio, il principio alla base di ogni pensiero. Nel seguire le ultime tracce dell’estate, soltanto adesso - cessando di rimpiangere la sciocca ennui della sua esistenza precedente - comprendeva l’irrinunciabile necessità di questo limbo.
[photo: courtesy of Taxiguerrilla]
Parole immagini di egotique | 15 Ottobre 2007 | 8 Commenti » | Permalink |