Meurtre
Il suo sguardo ci percorre, piano. Si ferma su ciascuno di noi, e quando arriva mio turno, all’improvviso, sento così freddo che devo nascondere le mani dentro le maniche. E’ uno spiffero, una folata gelida che, liberatasi da qualche parte sotto il suo cappotto di lana, corre a infilarsi proprio dentro il mio maglione sintetico. Mi ha riconosciuta, dunque, e non prosegue oltre nello scandagliare la platea. E’ per me, che è venuta. Per me: quarta fila, secondo posto da destra, rinsecchita in un dolcevita nero, i capelli spettinati. Le mani nascoste dentro le maniche.
Parole immagini di egotique | 12 Ottobre 2007 | | Permalink |
13 Ottobre 2007 alle 07:39
Ti ho trovata finalmente.
Ero lì a pochi metri, roso di invidia e mi chiedevo
Chi è quella sciocca ragazza senza mani?
perchè la Signora della canzone ha scelto proprio lei?
Poi ti ho guardata e ho provato curiosità e tenerezza.
Ho visto i tuoi occhi e mi è venuta voglia di venirti a cercare.
14 Ottobre 2007 alle 23:51
Niente.
Eppure dovrei saperlo,
mia madre me lo ripeteva sempre, mai fidarsi di una persona affetta da egotisimo.
Sono come drogati, scrivono, scrivono sempre.
Di cose vere, finte, un po’ e un po’.
Cammuffano la realtà nella speranza di renderla letteraria.
Magari non sei nemmeno andata a teatro quella sera, oppure eri in balconata e quindi non poteva vederti.
E senza dubbio in scena c’era un uomo, con un soprabito, non un cappotto di lana e le mani le avevi in tasca.
Dopo, a casa, ti è venuto in mente che nelle maniche era meglio.
Dai, fai la brava, una risposta me la devi.
Almeno una strizzatina d’occhio, acqua/fuoco per farmi capire se la strada è quella giusta.
In quale platea ci siamo visti (o meglio ti ho visto) mentre ti rifugiavi nelle tue maniche?
Sarebbe bello poter iniziare la nostra storia con un voyage.
Se invece sbaglio dimmelo,
che vengo a cercarti da qualche altra parte.
15 Ottobre 2007 alle 09:19
Stavo uscendo di casa fischiettando, mani in tasca e lo zainetto sulle spalle. Arrivo al pianerottolo del secondo piano e la vedova Galli mi fissa con quei suoi vecchi occhi cattivi e piantandomi contro un dito nodoso mi dice “Io li conosco quelli come te!”. E’ in quel momento che noto l’odore pungente del suo alito. “Ha l’abitudine di vomitare”, questo penso. Poi la fisso cercando di dare al mio volto l’espressione più dolce che sia in grado di produrre. Smetto di fischiare. Sorrido. E le dico “Non rompermi i coglioni, vecchia troia”.
15 Ottobre 2007 alle 11:07
Beh, me lo merito il club degli ermetici.
15 Ottobre 2007 alle 13:44
Oh, bella foto.