
If I’m not back again this time tomorrow
Usano metafore guerresche, qui. Parlano di scegliere i contingenti, di combattere, e vogliono usarle proprio tutte, le loro armi. Tutte fino all’ultima, fin sotto la carne, fin dentro le ossa, a costo di trasformarsi in ombre patetiche di se stessi. Non importa come ci arriveranno, non importa con quali mezzi e attraverso quali sofferenze, l’importante è arrivarci, l’importante vincere, vivere, sopravvivere. E li sento inneggiare a una vita che io stesso definirei tale solo per approssimazione, li osservo in silenzio, non meno meschino di loro, rannicchiato nel mio cantuccio umido e maleodorante, quello che mi resta da occupare per tutto il tempo che vorrò restare. Li scruto da qui, accovacciato come l’ombra patetica di me stesso, e mente li guardo penso che non sarò, che non vorrò mai essere uno di loro. Mi ripeto che vorrei piuttosto mi cadesse sulla testa un intero tetto di tegole, a ogni passo che saprò muovere su questa strada malconcia: una maledetta tegola a ogni passo, e del resto non credo me ne occorrerebbero molte. Mi dico che se domani, o dopodomani, o il giorno successivo non avrò abbandonato quest’angolo scuro sarà perché ormai non posso, perché sarò diventato come loro, tale e quale, un ottuso soldato della vita, io - un bestemmiatore, un apolide, un senzadio - sarò solo un altro numero, un altro di quei miseri soldatini che inneggiano a un pallido ritaglio di esistenza.
Parole immagini di egotique | 25 Settembre 2007 | | Permalink |